sabato 12 marzo 2016

Panacea muffins: accogliamo la primavera tra le nuovissime pagine di Taste n°19


C'è qualcosa nel lungo inverno che, ogni anno, è in grado di penetrare le pareti del nostro corpo e raggiungere un posto profondo, dentro di noi. La neve copre tutto ciò che i nostri occhi erano abituati a vedere, il mondo tace. Il cielo grigio e cupo pare pensieroso, malinconico, rassegnato: si allunga tra le nuvole distratto, senza parole, annoiato e affranto. Un po' come capita talvolta a ciascuno di noi, quando fa talmente freddo che qualcosa scuote non solo le nostre membra ma anche la nostra anima; ci sentiamo privi di energia, prosciugati, aridi. Niente pare più fiorire dentro e lo sguardo si copre di una coltre di gelo necessaria, affinché niente ci permetta di sentire ancora incapacità e dolore. 
Eppure dovremmo sempre ricordare che il cielo non ci abbandona né piange mai senza uno scopo: ogni lacrima pungente o ogni fiocco di ghiaccio va a nutrire la terra, lì dove risiede il suo cuore. Dietro ad una apparente sofferenza acquista sempre una nuova consapevolezza: se pensa, se soffre, se il suo sguardo benevolo si spegne, lo fa solo al fine di comprendere meglio cosa può farlo splendere nuovamente di turchese e di ritrovata energia. Non c'è goccia di nuvola che venga sprecata, non c'è alcun sogno in embrione che finisce dimenticato: il cielo soffre per tornare a vivere, per vedere i suoi profumatissimi desideri esplodere al giusto tempo come splendide realtà nei prati, tra le fronde dei boschi e sulle languide colline. Il dolore diviene energia, pura fonte di ispirazione e di ritrovata primavera. Perciò non dimenticate mai, nemmeno dopo un lungo inverno, né i vostri sogni né ciò che siete in grado di fare per avverarli: siate in grado di non piangere mai inutilmente, ma di bagnare con ogni difficoltà ciascuna speranza per una nuova riuscita; cercate di nutrire con l'esperienza i germogli dentro di voi, per godere di una nuova, scintillante energia che vi permetterà di raggiungere finalmente le stelle.

E se il mondo si sta lentamente svegliando, non potevo evitare di rendervi partecipi della carica di luce e vigore che sta per scuotere il cuore di ogni creatura.
Nel nuovo numero di Taste and More vi attende perciò una 'soffice panacea' in grado di restituirvi le energie perdute nella stagione invernale. Volete conoscere come?
Questo è solo l'inizio. E c'è un Panacea muffin per tutti!

<Nell’antica Cina, medici e saggi conoscevano molto bene le proprietà miracolose del Ginseng, che si guadagnò presto l’appellativo di ‘panacea’,  ossia ‘rimedio per tutti i mali’. Le sue radici nodose e tortuose, spesso difficili da districare, somigliavano incredibilmente alla forma stessa dell’uomo; incarnavano perfettamente la condizione umana di fronte a certi momenti della vita molto difficili, stressanti e pesanti, che portavano il corpo a contorcersi e a soffrire di pari passo con l’anima.
Il leggendario monaco Yun Men Shi sapeva bene, infatti, che per godere di un buon benessere psicofisico era necessario ricercare l’equilibrio tra stabilità morale e corporea, in modo da beneficiare di un ritrovato buonumore e in maniera tale da permettere all’energia vitale di fluire in modo vigoroso verso il mondo.
A fronte di tutti coloro che si recavano da lui a chiedere aiuto in momenti particolarmente debilitanti e tristi dell’esistenza, il saggio Yun Men studiò dunque il modo di creare una medicina odorosa in grado di alleviare e combattere ogni male dello spirito: miscelò segretamente e in quantità variabile svariate erbe e succhi benefici, tra i quali si dice spiccassero in particolare la radice di Ginseng, l’essenza di fiori d’arancio, chiamata altresì ‘Zhi-Shi’, e l’estratto di carota.
Questa bevanda miracolosa sarebbe stata in grado di combattere insoddisfazione, tristezza, depressione e poca stima di se stessi; sarebbe stata in grado di placare invidie, collera, stanchezza mentale che inevitabilmente si tramutava in veleno per il corpo e in debolezza fisica... [...]>









Vi abbraccio tutte/i con affetto. 
Vi ringrazio di esserci sempre, come splendidi fiori nel mio piccolo bosco. Siete una luminosa e gentile primavera, in un lungo e complicato inverno. Ancora non vedo per niente bene e scrivere tutte le storie che vorrei condividere con voi mi riesce davvero difficile. Spero di stare bene presto, di uscire da questo tunnel di analisi e visite, per poter mettere nero su bianco tutto ciò che la mia anima vorrebbe comunicare. Che il cielo, nel frattempo, vi benedica e vi regali la felicità piena che meritate.
Dal cuore.
A presto!