lunedì 28 luglio 2014

Crema tiepida di miglio, agave e gelatina di rose con bastoncini croccanti ai mirtilli rossi

La luce pacifica del tramonto illuminò morbidamente il giardino del vecchio edificio in mattoni, mentre l’aria si vestì di una tenera aura dorata. Luminosi toni aranciati adornavano i profili delle foglie, delle alte cime dei tigli; qualche ape ronzava sognante tra i rami nodosi di un saggio glicine, mentre fitti cespugli di rose mostravano la loro abbondanza attraverso innumerevoli boccioli, contornati delicatamente da linee lucenti dipinte dal sole. Era uno spettacolo troppo bello per essere ignorato: fu così che Marica, lasciando per un attimo la sorellina Chiara a rincorrere alcune farfalle dalle ali turchesi, si fermò per un istante ad ammirarlo.
Rapita dal luccichio dei cristalli di rugiada tra le spine, osservò gli intricati disegni che i petali creavano al centro dei fiori; pensò a quanto somigliassero a soffici nuvole, impreziosite da gocce che parevano quasi minuti diamanti. La piccola accostò così il visino ad un bocciolo, chiudendo gli occhi e respirando profondamente la sua delicata fragranza; si abbandonò a quella sensazione meravigliosa, percependo un senso di quiete e di pace: il cinguettio degli uccellini, la brezza tiepida che le sfiorava il viso e quella sorta di silenzio che aleggiava tra gli alberi erano proprio un soffio di paradiso. Persino il rumore cadenzato e sottile delle cesoie di Guglielmo, l’anziano giardiniere, le pareva piacevole e rassicurante: spesso lo osservava mentre lavorava meticolosamente, ogni volta che accomodava le rose o potava qualche siepe.
Non sempre Guglielmo sembrava accorgersene, intento com’era ad occuparsi di foglie e fiori: eppure Marica pensò che forse, il più delle volte, non lo desse semplicemente a vedere, pur riconoscendo la presenza di qualcuno che lo stava osservando. Sentendosi improvvisamente sola, la bimba si voltò a cercare con lo sguardo la sorellina Chiara: dopo che la vide ai piedi della grande quercia del giardino, agitò il braccino per chiamarla; Chiara si alzò e raggiunse immediatamente sua sorella nel roseto: iniziarono così ad osservare insieme i gesti lenti e meticolosi dell’anziano Guglielmo, occupato come ogni pomeriggio a spruzzare dell’antiparassitario sul cespuglio di candidi boccioli.
Fu quindi inevitabile che, qualche istante dopo, l’uomo sentì addosso i soliti quattro, vispi occhietti, intenti a spiarlo: ma quel pomeriggio decise di interagire e si voltò verso di loro, sorridendo ad entrambe pacatamente. Marica e Chiara ricambiarono con timidezza, abbassando per un istante lo sguardo, nella tenera vergogna di essere state scoperte.
<Sono belle queste rose, non trovate?> disse ad alta voce Guglielmo, accarezzando delicatamente quella che teneva tra i rigidi guanti da giardino, mentre le bimbe annuivano con lentezza.
<Sapete, sono creature davvero speciali. E hanno un prezioso segreto> continuò.
<Davvero?> chiesero curiose le bambine, superando ogni introversione <E quale, possiamo saperlo anche noi?>
Guglielmo finse di pensarci un poco, sospirando dubbioso. Aggrottò le sopracciglia e arricciò le labbra sotto i folti baffi bianchi, con aria seriosa: ma quando vide Marica e Chiara deglutire col fiato sospeso, l’anziano giardiniere si lasciò andare ad una sonora risata.
<Ma certamente, perché no?> ridacchiò l’uomo, facendo loro cenno di avvicinarsi.
Le piccole si affrettarono a sedersi accanto a lui nell’erba e tesero attentamente le orecchie per ascoltarlo.
<Dovete sapere che le rose nacquero dal sogno di un bellissimo angelo, che un giorno decise di farlo divenire realtà: si impegnò quindi a forgiarle, perché fossero impalpabili e fragili come i desideri, adoperando veli di nuvole al tramonto e fili lucenti di ragnatele bagnate di rugiada. Adornò con esse i giardini della terra, pensando di fare cosa gradita ai figli del Signore; immaginò che gli uomini potessero essere grati di tanta grazia e bellezza, eppure presto si rese conto di aver commesso un errore. Come ogni essenza pura e gracile, furono purtroppo soggette alla cattiveria e alla crudeltà spesso tipiche di questo mondo: furono offese e maltrattate per egoismo personale; furono maneggiate con superficialità, strappate e tagliate, finendo per appassire lontane dai loro giardini.
Fu così che le rose iniziarono a soffrire, profondamente e intensamente, fino a far vincere il sentimento primitivo e graffiante del dolore: quella sensazione che, dopo tanto patire, riesce a rendere spietati anche gli individui più benevoli. Esse seguirono meramente l’istinto e si difesero, coprendosi di spine affilate e appuntite come spade: risposero al male, provocando altro male in chiunque avesse tentato di toccarle ancora.
L’angelo che diede loro vita si accorse allora che quelle non erano più le creature innocenti e leggere che aveva plasmato: si domandò come avrebbe potuto convincerle ad essere meno spietate, a tornare ad essere incantevoli come sogni, oltre che un sollievo per gli occhi e per l’anima. Pensò e ripensò a lungo, ci lavorò intensamente, cercando di levigare ogni spina e di renderle nuovamente aggraziate. Ma fu tutto inutile: le rose appassivano e ferivano chiunque tentasse di accostarsi a loro. Eppure fu proprio quando decise di abbandonare il suo capolavoro, affranto e abbattuto, che infine capì: nel suo progetto, visto e rivisto più volte, aveva tralasciato qualcosa di fondamentale. Solo quando per intercessione del Signore le dotò finalmente di un cuore, quando qualcosa palpitò calda nel centro dei loro petali, il suo sogno si concretizzò come da sempre lo aveva immaginato, trasformandosi nell’opera più bella mai vista.
Solamente allora queste creature iniziarono a profumare, regalando al mondo un miracolo celeste che inebriò l’aria.
Le rose, prima senza una vera e propria anima, capirono così tra un battito e l’altro che amare era l’unica vera difesa che avrebbero potuto adottare contro un’umanità così crudele e opportunista; decisero di imparare dal dolore, che spesso invecchia e abbruttisce, mantenendo le spine ma donando al contempo bellezza, gioia e carezze odorose. Decisero d’essere esempi, decisero di mostrare cosa fossero le virtù del perdono e del coraggio: non importa quanto male avrebbero potuto ancora ricevere, le loro spine sarebbero comunque restate monito ed arma; ebbero il coraggio di sfidare perennemente il gelo e la morte della terra, rifiorendo con testardaggine con l’ennesima bella stagione. Perché per vivere ci vuole proprio questo: testardaggine, coraggio e capacità di perdonare. Soprattutto, è necessario avere un cuore: lo stesso che questi fiori invitano insistentemente ad usare, troppo spesso dimenticato, per far sì che anche l’essere umano possa elevare la sua essenza emanando il profumo dell’anima>.
Marica e Chiara, finora perse nella voce rassicurante del vecchio Guglielmo, si guardarono emozionate e stupite. Poi osservarono ancora le rose che avevano attorno, con lo stesso sguardo luminoso di chi legge una bella poesia: potevano percepirne il delizioso e fresco profumo, emanato direttamente dai battiti di preziosi e palpitanti cuori fioriti.
<Ora che conoscete il segreto di queste creature> continuò il saggio giardiniere <fatene un buon uso>. Poi, prima di raccogliere le cesoie e di rimettersi nuovamente al lavoro, guardò negli occhi le bambine con amore e terminò: <Non dimenticate mai cosa significa avere un cuore, né soprattutto cosa significa usarlo; rimembrate in ogni istante di ascoltare ogni suo battito e di distinguervi nel dargli ascolto quotidianamente. Siate sempre come le rose: solo così, di fronte alle mille avversità della vita o ad un’esistenza spesso dura e faticosa, renderete comunque il giardino della terra il luogo più profumato e prezioso al mondo>.



Crema tiepida di miglio, agave e gelatina di rose con bastoncini croccanti ai mirtilli rossi

Per la crema tiepida
(senza glutine, senza lattosio, vegan)

500 ml latte di miglio (IsolaBio)
50 ml di sciroppo d’agave
1 cucchiaino di vaniglia naturale in polvere (Rapunzel)
3 cucchiai di gelatina di petali di rose (Favols)
25 gr di amido di mais


Per i bastoncini croccanti ai mirtilli rossi
(senza lattosio, vegan)

2/3 fogli di pasta fillo*
Zucchero di canna integrale (o normale se preferite) q.b.
Burro di soia (Provamel) o in alternativa margarina 100% vegetale senza grassi idrogenati, q.b.
Mirtilli rossi essiccati q.b.

* questi bastoncini croccanti non sono indicati per celiaci poiché la pasta fillo contiene, in questo caso, farina di frumento.

Preparare la crema mettendo in una casseruola il latte di miglio, lo sciroppo d’agave e la vaniglia. Portare quasi a bollore e aggiungere la gelatina di petali di rosa, mescolando finché non si sarà sciolta. Spegnere il fuoco e lasciare intiepidire. Versare il composto in una ciotola in cui avrete messo l’amido di mais, girando con una forchetta affinché non si creino grumi. Trasferire nuovamente il tutto sul fuoco, mescolando fino ad addensamento. Porre la crema a raffreddare in una ciotola, ben coperta a contatto con della pellicola alimentare. Una volta tiepida, porre in coppette e lasciare riposare fino a che non raggiungerà la temperatura ambiente**.
Dedicarsi quindi alla preparazione dei bastoncini in pasta fillo: tagliare i fogli in tanti rettangolini, cospargerli lievemente con un velo di burro di soia (o margarina vegetale) e di zucchero. Posizionare su ciascun rettangolo qualche mirtillo rosso, arrotolarli dal lato lungo e torcerli con delicatezza. Porre in forno caldo a 190°C per ca. 10/15 minuti, fino a doratura.
Servire le coppette di crema tiepida con i bastoncini croccanti.

** nulla vi vieta di gustarla anche fredda, se preferite. Ma abbiate pietà, qui è da un mese che piove e pare novembre, con gocce d’acqua che sembrano padelle. L’estate finora non l’ho mica vista.. e beviamo ancora cioccolata calda...

Siate sempre come le rose. Possiate ricordare quanto amare sia l’unica grande risorsa contro l’aridità e il male; possiate percepire sempre ogni battito del cuore, ascoltarlo e assecondarlo ogni giorno, a tal punto da inebriare permanentemente il mondo con lo splendido, indistinguibile profumo della vostra anima.

…e un pensiero speciale va chiaramente alle due splendide bimbe di questo racconto che, con la loro adorabile mamma, non mancano mai di sognare e fantasticare con me e con le mie storie!

Anche se purtroppo è spesso ormai difficile trovare del tempo per rifugiarmi nel mio amato bosco, non manco di passarci appena posso: i giorni, le settimane o i mesi passati sembrano così essere stati meno lunghi e mi pare di avervi lasciato solamente ieri.
Vi abbraccio tutte/i con affetto e, come sempre, a presto. Lo spero davvero.