domenica 31 marzo 2013

Farfalline al farro integrale, fiori di malva e fragoline di bosco. Buona Pasqua!

Un giorno il vento sussurrò in un battito d'ali: <Tieni sempre presente la vita di una piccola farfalla. E' breve, dura solo un giorno; poi cessa di esistere. In quell'unico giorno di esistenza, tuttavia vola fiera e leggiadra; è luce viva, energia e gioia di vivere. Le basta amore per essere felice, non si preoccupa d'altro: non conosce la noia, l'invidia, la cattiveria. Non fa pensieri tristi, pensa solo a vivere intensamente il tempo che le è stato donato, apprezzando la bellezza di ciò che la circonda. Fai ogni giorno della tua vita qualcosa di unico e speciale: vivi ogni giorno come un giorno da farfalla>.


Ed è questo l'augurio profondo che voglio farvi, nel tempo in cui la terra inizia a destarsi da un lungo e profondo sonno: ogni momento, ogni istante, vorrei fosse per voi un 'giorno da farfalla'. Perchè troppo spesso il tempo scorre, mentre ci illudiamo di vivere quando stiamo solo 'esistendo'; mentre ci dimentichiamo quale sia il valore vero di un respiro, che abbraccia il turchese per riempirci l'anima, nella semplicità pura di una gioia che sgorga dal cuore come spuma di ruscello. Perdiamo momenti unici solo per dedicarci alle discordie, all'invidia, alle vendette e ai rancori; soffochiamo nella noia, in un grigiore che ci impedisce di volare, proprio su quei boccioli che brillano di rugiada e umido cielo. Sprechiamo energie solo per costruire altre catene, quando potremmo invece adoperarle per vivere intensamente il 'nostro tempo', per donare e ricevere amore; per danzare con leggiadria ricamando l'aria, fresca e vigorosa, di una nuova primavera. 
Ogni istante che ci è dato di vivere è qualcosa di irripetibile, non tornerà più. E' importante non sprecarlo e viverlo al meglio, riempiendolo di ricordi e di emozioni meravigliose. Perchè ogni giorno il presente divenga il nostro passato domani, senza tristezza o rimpianti; perchè diventi una favola splendida da narrare alla fine del nostro cammino.
Un volo d'affetto, leggiadro e soave, per augurarvi una Pasqua meravigliosa e piena d'amore. Possa questa festa ricordarvi che ogni cosa ha diritto ad una rinascita, sbocciando a nuova vita nel cuore. 
Vi voglio tanto bene!

p.s. Grazie Sabi mia.. le tue cannucce sono un incanto! :)

Farfalline al farro integrale, fiori di malva e fragoline di bosco

70 gr di farina di farro integrale (Baule Volante)
40 gr di amido di mais 
1 tuorlo
1 punta di bicarbonato
1 pizzico di sale
1 cucchiaio di latte di riso
50 gr di burro (o margarina 100% vegetale)
40 gr di zucchero 
fiori di malva essiccati e frantumati q.b.
confettura di fragoline di bosco (Rigoni Asiago)

Mettere nella planetaria il burro ammorbidito e lo zucchero e montare fino a che non si otterrà un composto spumoso. Aggiungere il tuorlo e continuare a montare. Aggiungere le farine, il bicarbonato, il sale e i fiori di malva essiccati e frantumati. Unire il cucchiaio di latte di riso e amalgamare fino ad ottenere un composto piuttosto liscio e omogeneo.
Stendere l'impasto ad uno spessore di ca. 2/3 mm. e tagliare tanti biscotti con un coppapasta a forma di farfalla, che disporrete su una teglia coperta da carta da forno. Con delle formine più piccole, praticare delle decorazioni su metà delle farfalle, che una volta cotte appaierete a due a due. Cuocere in forno a 180°C per ca. 8/10 min. Estrarre dal forno e fare raffreddare completamente (i biscotti saranno molto fragili da caldi!)
Unire le farfalle con della confettura di fragoline di bosco e spolverizzare con zucchero a velo. 

So che avresti preferito dei lievitati, ma il tempo purtroppo non me lo ha permesso amica mia! Volevo comunque dedicarti un sorriso dal cuore, un pensiero pieno d'affetto. Per te questi biscottini dal gusto confortante, semplice. Dal profumo d'infanzia e di sogni. Per il tuo giveaway!


Ringrazio inoltre, come sempre, le dolcissime amiche che mi hanno pensata dedicandomi nuovamente dei premi. Grazie alla tenera Dona che mi ha assegnato nuovamente il Premio dell'amicizia Blogger e grazie anche alle care Emanuela, Consuelo ed Angelica per avermi pensata nell'assegnazione del premio Very Inspiring Blogger; un abbraccio alla meravigliosa Mrs Deer che mi ha donato il premio Versatile Blogger e alla cara stellina Gre che mi ha pensata facendomi nuovamente dono del premio Liebster Award!


Il vostro gesto è stato davvero carino, prezioso e importante! Siete state dei tesori e ricambio questo affetto con tutto il mio cuore!

Avrei voluto passare da ciascuna o ciascuno di voi singolarmente, per lasciarvi i miei più cari e sentiti auguri. Purtroppo non ce l'ho fatta ma vi assicuro che nel cielo ho lasciato un pensiero per ognuno: possiate passare una giornata tra le sorprese più belle e il calore più intenso. Spero quanto prima di poter tornare ad essere più presente! 
Un abbraccio grandissimo e buonanotte, anche se... per la gioia di tutti si dorme un'ora meno! :)


sabato 16 marzo 2013

Umido di mare allo zenzero e germogli di soia, radice di daikon e salsa teriyaki


Le rosse foglie dell’antico acero tenevano il capo chino, pensoso, gocciolante sotto un’impalpabile e lieve pioggerella diffusa. Piccole chiome infuocate, di un vermiglio mai spento, accendevano la cupa atmosfera di un pomeriggio carico di nubi. Un lento e sommesso scrosciare si confondeva coi liquidi gorgoglii dell’acqua che giungeva in malinconici rivoli al terreno, per scivolare silenziosa e sinuosa come lacrime sul viso di un saggio. Qua e là, tra passi in pietra scura e piccoli pontili, tappeti di muschio odoroso rendevano gentile il prato, emanando un intenso e selvatico sentore di umidità; possenti e vigorose felci, dalla folta chioma verdastra, scuotevano il capo sotto le frequenti raffiche di vento, imponendo fiere la loro presenza accanto ad un modesto tempio in legno e pietra, vagamente somigliante ad una pagoda.
Shimomura restò a lungo in attesa, con lo sguardo perso oltre l’engawa, la sobria veranda che si apriva verso il giardino: respirò profondamente quel profumo cupo e silvestre di pioggia, fino a sentirne l’umidità nei polmoni e nelle ossa; pensò che una nuova primavera era ormai giunta, mentre osservava ammirato i segni del lungo e rigido inverno sulla corteccia di un altero e placido abete: quella chioma sempre verde non conosceva il visibile invecchiamento che aveva invece dipinto i suoi capelli di cenere; quella corteccia era insensibile agli attacchi del tempo impietoso, che a poco a poco aveva invece annebbiato la sua vista umana.
Sospirò e annuì, malinconicamente consapevole dell’incessante passare delle stagioni. 
Eppure era sereno: lo era sempre stato, ogni giorno della sua vita.
Avrebbe continuato a lungo il suo silente colloquio con il creato, ma un improvviso boato in cielo lo destò da un apparente sonno dei sensi: la pioggia aumentò di intensità e per l’anziano venne il momento di ritirarsi. Si voltò lentamente e varcò la soglia della sua abitazione, chiudendo alle sue spalle la sottile ma resistente shoji in legno pallido; davanti a sé, un modesto tavolino scuro era già apparecchiato con piccole e lucenti ceramiche corvine, accanto ad un vaso in cui faceva bella mostra di se un meraviglioso bonsai nel pieno del suo vigore.
Shimomura si sedette così composto, portando la mano al coperchio del bollente donabe smaltato; con grazia ed eleganza, vi intinse un mestolo e ne versò il contenuto nel piccolo sakazuki nero: un delicato sentore di zuppa di mare pervase la stanza, ricordando a Shimomura un’infanzia povera e contrastata, presso una famiglia troppo numerosa perché ci fosse tempo per occuparsi l’uno dell’altro. Ricordò d’essere cresciuto senza radici, senza solide basi, ignorando il suo valore intimamente umano; la sua anima si sarebbe certo perduta se non fosse stato per quel saggio maestro che risvegliò in lui la consapevolezza profonda di quale immenso dono fosse la vita.
<Non puoi conoscere come prenderti cura di te stesso, se non ti occuperai prima di questa> gli disse un giorno, facendogli dono di una contorta radice confinata in un vaso <Ogni volta che ascolterai i suoi sussurri, apprenderai qualcosa di ciò che sei tu>.
Il maestro Yagyu non pronunciò altre parole, mentre sondava con profonda severità lo sguardo vacuo e confuso di Shimomura, allora poco più di un bambino. Eppure da subito il ragazzo cominciò inaspettatamente ad apprendere, passo passo, ad ogni viva foglia che spuntava da quel fragile tronco; ad ogni ramo che si allungava oltre la radice.
Il vecchio Shimomura accarezzò amabilmente il suo rigoglioso bonsai, poi raccolse le bacchette dal tavolo e le immerse nel odoroso intingolo bollente, portandole infine alla bocca.
Quella pianta dalla fibra forte e dalle foglie verdeggianti era senza dubbio la rappresentazione di un universo a se stante, la personificazione in miniatura di un’energia molto più grande, condensata nei tronchi di giganteschi alberi secolari;  era lo specchio della condizione umana, in cui ciascun essere non è che un mondo unico e irripetibile che si esaurisce solo in se stesso.
L’anziano aveva passato la sua esistenza a plasmare il prezioso bonsai, imparando che la vita è come un’opera d’arte mai finita; un capolavoro che non può sfuggire a modificazioni continue, a ripetuti stimoli a cui adattarsi, senza trovare mai una forma definitiva. Se non alla morte.
Perché è solo alla fine che ogni cosa acquista un senso.
Aveva compreso l’importanza del dolore, perché solo tramite questo la radice aveva la possibilità di sopravvivere; solo attraverso tagli e potature, attraverso l’eliminazione definitiva di alcuni rami e il ridimensionamento di altri, aveva possibilità di non soccombere e di sbocciare a nuova vita.
Perché la sofferenza talvolta è necessaria, per recidere i legami col passato che non appartiene più ad un’anima; per eliminare quei rami che non hanno più senso d’essere. Perché lasciarli in loco può evitare il dolore e il bruciore di una ferita aperta, ma a lungo andare può portare alla morte della radice.
Un’azione drastica, forse, ma che aveva opportunamente ritenuto fondamentale per crescere in pace con se stesso, con quelle esperienze di vita che lo avevano rafforzato e messo alla prova: proprio come i sinuosi fili di metallo che aveva avvolto attorno alle propaggini del bonsai per modificarne l’andamento e conservarne l’armonia, era riuscito con saggezza a trarre il meglio da ogni evento, divenendo una solida creatura dalle braccia protese verso il sole; verso quella luce che eleva lo spirito ai più alti livelli di saggezza.
Shimomura aveva fatto di quella pianta una fonte di conoscenza, benedicendo le profonde sabamiki incise sulla sua grinzosa scorza; amando quelle ferite che avevano messo a nudo il legno della sua creatura, rendendola forte e fiera come non mai; donandole un aspetto più vissuto forse, ma conferendole anche un ineguagliabile temperamento. E sapeva che nel tempo, in un soffio di eternità o in un impalpabile alito di vita, quella corteccia sarebbe stata per sempre anche la sua.



Un maestro di spada, ormai anziano, dichiarò: <Nella vita, ci sono diversi gradi di apprendimento. Al primo si studia, ma non si ricava niente e ci si sente inesperti. Al livello intermedio l’uomo è ancora inesperto, ma consapevole delle proprie mancanze e riesce anche a vedere quelle altrui. Al livello superiore diventa orgoglioso della propria abilità (…). Costui ha valore e si comporta come se non sapesse nulla. Questi sono i livelli in generale. Ma ce n’è uno che li trascende, ed è il più eccellente tra tutti. Chi penetra profondamente in questa Via è consapevole che non finirà mai di percorrerla. Egli conosce veramente le proprie lacune e non crede mai, per tutta la vita, di aver raggiunto la perfezione. Senza orgoglio, ma con modestia, arriva a conoscere la Via>.
Si dice che una volta il maestro Yagyu osservò: <Io non conosco il modo di sconfiggere gli altri, ma la Via per sconfiggere me stesso>.
Il Samurai avanza giorno dopo giorno: oggi diventa più abile di ieri, domani più abile di oggi. L’addestramento non finisce mai.

Yamamoto Tsunetomo (1659), Hagakure. Il libro segreto dei samurai.

Umido di mare allo zenzero e germogli di soia, radice di daikon e salsa teriyaki

250 gr di cozze sgusciate
250 gr di vongole veraci (con guscio)
200 gr di mazzancolle
1 radice di daikon
1 piccola cipolla bianca
1 cucchiaino di zenzero fresco tritato
1 cucchiaino di amido di mais
125 gr di germogli di soia
2 cucchiai di salsa teriyaki
Acqua q.b.
Sale q.b.
Olio q.b.

Tagliare la cipolla a cubetti regolari, metterla in una padella antiaderente piuttosto larga e aggiungere dell’acqua, dell’olio e un pizzico di sale. Cuocere fino a che la cipolla non sarà appassita. Aggiungere le cozze, le vongole e le mazzancolle.
Continuare la cottura per altri 15 min. ca.
Nel frattempo lavare la radice di daikon, pelarla e tagliarla a rondelline. Con un coppa pasta a forma di fiorellino ritagliare da ogni rondella un fiore e ridurre in cubetti regolari i ritagli. Aggiungere il tutto al contenuto della padella, avendo cura di rabboccare con un poco d’acqua per far si che il misto di mare non asciughi mai completamente. Sciogliere in un bicchiere d’acqua il cucchiaino di amido di mais e i due cucchiai di salsa teriyaki, poi versarlo nella padella. Unire infine i germogli di soia e lo zenzero, continuando a mescolare fino a che non si otterrà un brodo piuttosto denso e cremoso. Spegnere la fiamma e servire tiepido in tavola. Se gradite potete accompagnarlo con una ciotola di riso bianco. 

Anche se non l'avevi richiesto... per te, questo piatto dai profumi orientali, mia dolce Vaty! Una piccola ma sentita dedica per il tuo tenerissimo Giveaway pasquale! Di sicuro in extremis, ma non potevo mancare proprio per te, tesoro. 


Con questa ricetta dono anche un primo contributo al nuovo contest della mia Ale, di 'Dolcemente inventando'. Quando ho pensato a questo piatto mi sono lasciata ispirare dalla saggezza profonda di un antico scritto; le ricette di paesi lontani sono per me fonte di conoscenza e di arricchimento. Ho immaginato semplicemente di essere lì, accanto al vecchio Shimomura, per respirare una pioggia benedetta e ricca di saggezza. Condividerla era il minimo che potessi fare. Ti abbraccio forte forte!



Non potrei infine mancare nel ringraziare la carissima Tonia de 'Gli assaggi di Tonia', per avermi donato nuovamente il premio Dardos; le tenere Isa di 'Isa Magicomondo', Luna de 'I Barbapasticcetti', Mary di 'Delizie & Bijoux', Carmen di 'Chiacchiere in cucina' e Vale di 'Condividendo passioni', per il pensiero che hanno avuto nell'avermi pensata ancora nell'assegnazione del premio dell'Amicizia Blogger.


Tutto l'affetto che voi mi donate lo porto nel cuore e lo apprezzo moltissimo. Sappiate che lo ricambio sinceramente e spero possa giungervi mille volte tanto! 

... quasi non ci speravo, ma sono finalmente riuscita a postare qualcosa. 
Nell'attesa che tutto torni alla normalità, a ritmi più vivibili, vi abbraccio con tanto bene e vi auguro un felice week end! A lunedì! 


domenica 3 marzo 2013

Conchiglie agrumate al mais, ganache all’arancia e perle di cioccolato bianco al cocco


L’anziano marinaio poggiò la vecchia lanterna accanto a se, sull'umido e rugoso legno del molo. La calda e rosata fiamma del moccolo tremò, sfarfallando sotto le dita di una salmastra brezza serale.
La luna, alta nel cielo, vegliava sulle onde col suo sguardo luminoso; le sue splendenti ancelle liberavano le loro risate d’argento sulla superficie dell’acqua, mentre i ritmici gorgoglii delle onde rompevano un silenzio assordante, quasi surreale. Avvolto dalla cerulea aura lunare, il vecchio Alvin sospirò, perdendosi nella profondità di un orizzonte dall'anima nera. Respirò intensamente, inebriandosi dell’acuto e salmastro odore di salsedine, socchiudendo gli occhi come rapito dalla voce di un’incantevole sirena.
Da quando era nato, il mare era stato la sua casa. Il suo porto. La sua realtà. E l’uomo amava ricordarla, seduto ogni notte su quella scricchiolante banchina: dismessa e pericolante, con profonde e marcate solcature, pareva essere lo specchio della sua anima. Alvin accarezzò teneramente le venature delle assi, poi portò la mano al volto e passò sotto alle dita le profonde rughe che segnavano il suo volto. Sentì il cuore battergli forte, mentre ricordò il tempo passato e i fantasmi della sua memoria. Si rivide d’un tratto ragazzino, su quel molo, davanti a delle onde che avevano il ritmo del suo cuore: burrascoso, cupo e intriso di dolore. Rimembrò la sensazione di solitudine e di smarrimento che provò quando scoprì che la marea aveva inghiottito per sempre suo padre e il peschereccio, durante una forte tempesta; pensò a quanto odio aveva provato per quell'immensa distesa d’acqua, che pensava non sarebbe più riuscito ad amare. E poi portò alla mente lei: quella benedizione che giunse nel silenzio, nella piena delle sue lacrime, per sedersi accanto a lui nella sua innocente e fiera giovinezza; quella piccola ragazzina dai capelli color del sole, vaporosi e scarmigliati come spuma, dagli occhi blu come le onde.
Rivide la sua sottile e pallida mano tendergli quel dono che cambiò per sempre la sua vita e le sorti del suo destino, come una nave che improvvisamente scopre la forza del suo timoniere: era così dolce nella sua silenziosa presenza, così umile e aggraziata mentre era lì, fiduciosa, nell'attesa che lui raccogliesse quella splendida perla che lei gli aveva offerto nell'incavo della mano.
<Bianca, mia amata Bianca> sussurrò lievemente, lasciando scivolare sulla guancia una calda lacrima, stringendo forte nel pugno quel dono da cui non si era mai più separato: sebbene i suoi occhi fossero ormai offuscati per godere della lucentezza di quella madreperla, poteva ancora percepire la perfezione della sua sfericità.
<Nessuno è in salvo dalle asperità della vita> gli disse lei quel giorno <Nessuno può impedire al male di entrare nel nostro guscio. Siamo un po’ come le conchiglie che si celano tra queste impetuose onde. Prendi, questa è per te, per ricordarti che sei tu che puoi decidere sempre cosa fare di esso> aveva continuato, con voce sottile e intrisa d’affetto.
<Puoi decidere che il dolore ti graffi dentro, fino a farti morire; puoi scegliere di ascoltarlo fino a divenire sordo. Oppure puoi trasformarlo in qualcosa di meraviglioso, di unico e di perfetto, come riescono a fare anche le creature del mare: quando qualche corpo estraneo penetra nel loro guscio, esse morirebbero tra graffi e ferite se non si adoperassero per renderlo qualcosa di migliore. Le perle più belle, più rare e preziose, nascono così sai? Consapevole del fatto che non potrà semplicemente espellere ciò che gli da dolore, la conchiglia decide di avvolgerlo con la madreperla per renderlo docile e armonioso. Ed il male non è più male, diviene un miracolo d’amore per la vita.>
Bianca aveva sorriso largamente, pur con le lacrime agli occhi, comprendendo bene cosa fosse la perdita di una persona tanto cara. Alvin non era riuscito a dire allora una sola parola, combattuto tra la tristezza che lo stringeva forte come un artiglio alla gola e la dolce malinconia per ciò che aveva irrimediabilmente perduto.
<Ricordati sempre che anche tu puoi creare qualcosa di meraviglioso dagli eventi negativi, grazie alla forza vitale che porti dentro. Devi solo essere tu a decidere come adoperarla: non potrai mai espellere dal tuo guscio l’oscurità che inevitabilmente verrà a farti visita; però potrai avvolgerla di emozioni, di sentimenti, di piccoli miracoli che ti aiuteranno a renderla inoffensiva. Può essere che così diventi persino una risorsa, preziosa e lucente come un gioiello. Talvolta quella forza vitale potrà essere l’amore, talvolta il coraggio; talvolta la speranza, la pazienza. Altre volte potrà sublimarsi nell'intensità delle tue stesse lacrime, ragazzo triste. Ma è importante che tu non dimentichi di creare la tua perla da ogni esperienza della vita>.
Alvin non aveva mai dimenticato quelle parole, nessun istante della sua esistenza. Quel dolore non aveva mai lasciato il suo cuore ma l’amore che provava per suo padre e la necessità di continuare a vivere furono più forti dell’odio e della rabbia. Ne creò una perla, preziosa come la donna che da quel giorno divenne l’amore più grande della sua vita.
E ora la cercava ogni notte laddove l’aveva per la prima volta conosciuta, su quel molo ormai corroso dal sole e dal mare, tra le stelle e le onde impetuose. Là, in fondo all'orizzonte e nelle prime luci dell’alba, dopo il melodioso e ceruleo canto della luna, tra i sussurri incessanti della marea.
Perché Bianca era salpata molto prima di lui, verso l’eternità. E lui attendeva solo il momento in cui avrebbe chiuso gli occhi, felice, per raggiungerla su un nuovo molo e per dividere con lei ancora il giorno, ancora il cuore. Ancora l’anima.
Solo allora avrebbe fatto a meno di quella perla, poiché lui avrebbe finalmente ritrovato la sua.


Conchiglie agrumate al mais, ganache all’arancia e perle di cioccolato bianco al cocco
(dosi per ca. 8/9 conchiglie)

Per le conchiglie
60 gr di amido di mais (Molino Chiavazza)
50 gr di farina 00 (Antigrumi Molino Chiavazza)*
33 gr di zucchero
45 gr di burro freddo a tocchetti
1 tuorlo d’uovo
1 cucchiaio di latte di riso
5 gr di scorzette d’arancia e limone (BioVegan)
1 punta di cucchiaio di bicarbonato
1 pizzico di sale

* in caso si volesse preparare una ricetta senza glutine, è sostituibile con farina di mais fioretto o di riso.

Per la ganache all’arancia
100 gr di cioccolato all’arancia (Bramardi)**
100 ml di panna fresca

** sostituibile con cioccolato all’arancia senza glutine Venchi o da cioccolato bianco semplice (non verrà forse arancione, ma sarà gradevole ugualmente!)

Per le perle al cioccolato bianco e cocco
100 gr di cioccolato bianco (Venchi)
50 gr di cocco rapè

Zucchero a velo (a piacere)

Mettete nella planetaria lo zucchero e il burro e lavoratelo fino ad ottenere un composto piuttosto spumoso. Aggiungete il tuorlo e continuate a lavorare. Aggiungete infine la farina miscelata all'amido di mais, il bicarbonato, il sale e le scorzette di agrumi. Unite il cucchiaio di latte di riso ed attendete fino ad ottenere un composto liscio e compatto.
Ovviamente l’operazione può essere eseguita anche senza avere una planetaria.
Stendete l’impasto ad uno spessore sottilissimo, di ca. 2 mm. Ritagliate delle porzioni ovali di impasto e fatele aderire bene ad uno stampo per madeleines in silicone. Cuocere i gusci di conchiglia in forno caldo a 180° C per ca. 10 minuti. Estraete dal forno e lasciate raffreddare. Nel frattempo, sciogliete a bagnomaria il cioccolato bianco e mescolatelo al cocco rapè. Distribuitelo in stampi sferici per ghiaccio e metteteli in frigo a rapprendere, per creare le perle. Preparate infine la ganache all'arancia: scaldate la panna in un pentolino fino quasi ad ebollizione, togliete dal fuoco e sciogliete il cioccolato all'arancia tagliato a pezzetti. Montate il composto poggiando il pentolino in una ciotola con ghiaccio e inseritelo in una sac-a-poche.
Prendete i gusci di conchiglia e appaiateli a due a due. In una metà distribuite della ganache e appoggiateci una perla di cioccolato bianco. Richiudete con l’altro guscio e ponete in frigorifero prima di servire. Se gradite, potete servirle con una spolverata di zucchero a velo.

Sono per te, amica mia, queste dolci e lucenti perle. Perchè mi ricordano il tuo cuore, la tua anima preziosa. Queste ti porterei, con immenso affetto, se potessi gustare in tua compagnia un buon té caldo: ti donerei un po' del profumo del mare, un po' dei sogni dispersi nella spuma, un po' dello sguardo limpido e sereno del turchese che lo abbraccia; ti donerei la carezza impalpabile della sabbia color oro, per confortarti quando giunge inaspettato un vento freddo e solitario.
A te che sai dipingere i desideri più profondi dell'anima e che sai interpretare l'incanto plasmandolo con talento e grazia. A te, Micol, perchè l'amore e la speranza siano sempre più forti del dolore che talvolta ci capita di incontrare: perchè siano mezzo e conforto per trasformare in meraviglia ogni difficoltà, ogni preoccupazione o sofferenza. Voglio per te la gioia più piena, amica mia! Ti voglio bene!

Eccomi presente al tuo gradevole invito. Con questa ricetta festeggio con te il tuo primo anno di blog!


E non potrei mancare nemmeno alla parola data alla dolce Silvia, di 'Perle ai Porchy': con queste conchiglie agrumate partecipo anche al tuo bellissimo contest di presentazione



Spero vivamente che ti piacciano e ti mando uno stretto abbraccio.

Ringrazio infine la cara Carmen di 'Chiacchiere in cucina' e la tenera Maddy di 'La Cucina Scacciapensieri' per avermi pensata assegnandomi nuovamente il premio Liebster award.


Il vostro pensiero è stato dolcissimo e mi fa sempre piacere accoglierlo e tenerlo nel cuore! Grazie, grazie infinite!
Un bacio grande, vi auguro un felice inizio di settimana... sperando in tempi sicuramente migliori! :)